Stazione radioamatoriale remota: comandare RTX, rotore e antenne via Internet in sicurezza

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Immaginiamo una stazione HF installata in una località ideale.

Poco rumore elettrico.

Spazio per:

  • dipoli;
  • verticale;
  • direttiva;
  • torre.

Ma noi ci troviamo a:

50;

500;

5.000 chilometri

di distanza.

Apriamo il computer.

Accendiamo la stazione.

Ruotiamo la direttiva verso il Giappone.

Impostiamo 14.195 MHz.

Ascoltiamo.

Premiamo PTT.

E il trasmettitore che sta realmente irradiando si trova dall’altra parte d’Italia.

Benvenuti nel mondo della:

Remote Station

Una stazione radioamatoriale remota è una stazione nella quale l’operatore e l’apparato RF si trovano in luoghi differenti.

Il collegamento fra i due può utilizzare:

  • Internet;
  • rete privata;
  • fibra;
  • collegamento radio;
  • VPN.

ARRL definisce analogamente una remote station come una stazione trasmittente, normalmente associata a un ricevitore, fisicamente distante dalla persona che la controlla e collegata tipicamente tramite Internet o linea di telecomunicazione.

Oggi la tecnologia necessaria è relativamente semplice.

La vera difficoltà non è:

far girare la manopola della radio da remoto.

La vera difficoltà è costruire un sistema che continui a essere:

sicuro, controllabile e prevedibile quando nessuno è presente nello shack.

Perché costruire una stazione remota?

Esistono numerosi motivi.

Rumore RF cittadino

La nostra abitazione può essere circondata da:

  • inverter fotovoltaici;
  • VDSL;
  • alimentatori switching;
  • lampade LED;
  • impianti elettronici.

Spostare il ricevitore e l’antenna in campagna può cambiare completamente l’esperienza HF.

Mancanza di spazio

Viviamo in appartamento.

Nessuna possibilità di installare una direttiva.

Possiamo però collocare la stazione presso:

  • seconda casa;
  • terreno;
  • sede associativa;
  • proprietà di un familiare.

Viaggi

Possiamo utilizzare la nostra stazione anche quando siamo:

  • in albergo;
  • fuori città;
  • all’estero, nei limiti consentiti dalle regole applicabili.

Contest e DX

Una località radioelettricamente favorevole può essere utilizzata senza dover essere fisicamente presente ogni volta.

Una stazione remota non è soltanto “CAT via Internet”

Questo è l’errore concettuale principale.

Per comandare un RTX possiamo utilizzare il CAT.

Ma una vera stazione è composta anche da:

  • alimentatore;
  • amplificatore;
  • rotore;
  • antenna switch;
  • tuner;
  • LNA;
  • relè;
  • computer;
  • rete;
  • sistemi di sicurezza.

Una remote station seria deve poter controllare o almeno monitorare tutti gli elementi critici.

Architettura di base

La configurazione più semplice può essere:

ANTENNA

RTX

PC SERVER

ROUTER / INTERNET

INTERNET

COMPUTER OPERATORE

Il server remoto gestisce:

  • CAT;
  • audio RX;
  • audio TX;
  • PTT.

Già con questa configurazione possiamo effettuare un QSO.

Ma una stazione realmente autonoma richiede molto di più.

Le quattro cose che dobbiamo portare a distanza

Per utilizzare realmente una radio remota dobbiamo trasferire almeno:

  1. controlli
  2. audio RX
  3. audio TX
  4. PTT

Controlli

Frequenza.

Modo.

Filtro.

RF gain.

Potenza.

Split.

RIT.

Audio RX

Ciò che normalmente uscirebbe dall’altoparlante deve raggiungere il nostro computer.

Audio TX

La nostra voce deve viaggiare verso la radio.

PTT

Dobbiamo poter passare in trasmissione.

Tutto questo deve avvenire con latenza sufficientemente bassa.

CAT

Il CAT – Computer Aided Transceiver – permette di controllare digitalmente l’apparato.

A seconda del modello possiamo comandare:

  • VFO;
  • mode;
  • split;
  • potenza;
  • filtri;
  • PTT;
  • meter.

Gli RTX moderni possiedono spesso:

USB CAT + USB Audio.

Questo semplifica enormemente la stazione.

Un unico cavo USB può trasportare:

  • controllo;
  • audio RX;
  • audio TX.

Radio con server integrato

Alcuni apparati moderni sono stati progettati fin dall’origine con una filosofia network.

In questi sistemi il front-end RF e l’interfaccia utente sono concettualmente separati.

L’operatore può quindi utilizzare un’applicazione remota senza dover ricreare artigianalmente tutta la catena audio/CAT.

Ma non è obbligatorio possedere una radio specifica.

Praticamente qualsiasi RTX controllabile da computer può essere trasformato, con un’architettura adeguata, in una stazione remota.

Il computer remoto

Può essere:

  • PC Windows;
  • mini PC;
  • Linux box;
  • Raspberry Pi.

Deve rimanere acceso a lungo.

Quindi interessano soprattutto:

  • affidabilità;
  • basso consumo;
  • possibilità di riavvio automatico;
  • accesso remoto.

Un piccolo mini-PC fanless può essere un’ottima soluzione.

Linux e Hamlib

Nel mondo Linux uno degli strumenti fondamentali è:

Hamlib.

Fornisce un livello comune di controllo per moltissimi ricetrasmettitori.

Un’applicazione può comunicare con il servizio:

rigctld

senza conoscere ogni dettaglio del protocollo CAT specifico.

Questo permette di separare:

software;

radio;

rete.

È molto utile nei progetti personalizzati.

Controllo desktop remoto

La soluzione più semplice consiste nel lasciare sul PC remoto il normale software radio e visualizzarlo mediante:

  • remote desktop;
  • VNC;
  • sistemi equivalenti.

È semplice.

Ma non sempre è la soluzione più elegante.

Perché stiamo trasmettendo sulla rete:

l’intero desktop

anziché esclusivamente:

  • controlli;
  • waterfall;
  • audio.

Con connessioni lente può essere inefficiente.

Latenza

Per la normale fonia non serve una latenza da videogioco competitivo.

Ma se il ritardo diventa:

2;

3;

5 secondi

l’operazione diventa fastidiosa.

Una remote station ben configurata può invece avere un ritardo suficientemente ridotto da rendere la conversazione quasi naturale.

Dipende da:

  • connessione;
  • codec audio;
  • buffer;
  • software;
  • VPN.

Jitter

Non conta soltanto la latenza media.

Conta anche quanto varia.

Un collegamento:

50 ms;

52 ms;

49 ms;

51 ms

è estremamente stabile.

Uno:

50;

300;

80;

600 ms

produce interruzioni e buffer.

Questo fenomeno prende il nome di:

jitter.

Per l’audio remoto la stabilità può essere più importante della pura velocità di download.

Quanto traffico serve?

L’audio radio non richiede necessariamente larghezze di banda enormi.

La voce SSB contiene relativamente poca informazione rispetto a un video HD.

Il problema principale è spesso:

l’affidabilità del collegamento, non la velocità assoluta.

Una connessione stabile con pochi megabit può essere molto più utile di una linea teoricamente da centinaia di Mbps ma instabile.

Ethernet prima del Wi-Fi

Quando possibile, per il server remoto preferirei:

Ethernet.

Una stazione unattended deve funzionare per mesi.

Il Wi-Fi può essere perfettamente affidabile, ma introduce ulteriori variabili:

  • interferenze;
  • roaming;
  • password;
  • access point;
  • congestione.

Un cavo Ethernet elimina numerosi problemi.

VPN: la soluzione più pulita

Uno degli aspetti più importanti riguarda la sicurezza.

L’approccio peggiore è spesso:

aprire sul router tutte le porte necessarie verso Internet.

CAT.

VNC.

Web interface.

SSH.

Rotore.

Relè.

Ogni servizio esposto aumenta la superficie d’attacco.

Una soluzione molto migliore consiste nel creare una:

VPN – Virtual Private Network

Il computer dell’operatore entra virtualmente nella rete della stazione.

Dal punto di vista dei dispositivi è quasi come se fossimo collegati alla LAN locale.

Possiamo quindi evitare di esporre direttamente su Internet:

  • CAT;
  • pannelli web;
  • controllori.

WireGuard

Un protocollo moderno molto utilizzato per questo tipo di architettura è:

WireGuard.

È leggero e relativamente semplice.

In alternativa possiamo utilizzare servizi basati su VPN overlay.

L’importante non è il prodotto specifico.

È la filosofia:

prima entriamo in una rete privata autenticata, poi controlliamo la radio.

Mai lasciare CAT aperto su Internet

Una porta CAT permette potenzialmente di:

  • cambiare frequenza;
  • cambiare potenza;
  • attivare PTT.

Non è qualcosa che vogliamo esporre direttamente alla rete pubblica.

La sicurezza di una remote station non è semplicemente cybersecurity.

Una compromissione digitale può produrre:

una trasmissione RF reale.

Password forti e credenziali separate

Evitiamo:

admin/admin.

radio/radio.

Il sistema deve utilizzare:

  • password uniche;
  • autenticazione robusta;
  • aggiornamenti;
  • account non amministrativi quando possibile.

Se un servizio supporta:

2FA

può essere utile abilitarla.

Firewall

Il server remoto non deve accettare connessioni inutili.

Una buona configurazione espone:

soltanto ciò che serve.

Idealmente l’accesso radio è disponibile esclusivamente attraverso la VPN.

Il problema più importante: PTT bloccato

Immaginiamo lo scenario peggiore.

Premiamo PTT.

La radio trasmette.

La connessione Internet cade.

Che succede?

Se il software è progettato male, il trasmettitore potrebbe rimanere:

permanentemente in TX.

Questo è inaccettabile.

Una stazione remota deve essere progettata secondo un principio:

Fail-safe

Se perdiamo il controllo:

la stazione deve andare in una condizione sicura.

Non deve continuare a trasmettere.

TOT – Time Out Timer

Possiamo implementare un:

Time Out Timer.

Se il PTT rimane attivo oltre un tempo prestabilito, il sistema interrompe fisicamente la trasmissione.

Per esempio:

180 secondi.

Il valore dipende dall’utilizzo.

Il concetto è molto importante: non affidiamoci soltanto al software che ha attivato il PTT.

Aggiungiamo un secondo livello indipendente.

Kill switch

Una stazione remota seria dovrebbe possedere la possibilità di:

togliere alimentazione al trasmettitore da un percorso indipendente.

Per esempio:

Internet principale → controllo radio.

Connessione secondaria → relay di emergenza.

Se il sistema principale si blocca, possiamo togliere alimentazione.

Ancora meglio se il fail-safe locale spegne automaticamente tutto senza intervento umano.

Watchdog

Il watchdog verifica che un determinato componente continui a funzionare.

Per esempio:

il computer deve inviare un segnale ogni 30 secondi.

Se il controllore non lo riceve per 2 minuti:

  1. considera il PC bloccato;
  2. disattiva PTT;
  3. eventualmente spegne e riavvia la radio;
  4. riavvia il computer.

Questo può trasformare una stazione fragile in un sistema realmente autonomo.

Power cycle remoto

Prima o poi succederà.

Il PC si blocca.

L’interfaccia USB sparisce.

Il router si pianta.

L’RTX non risponde.

Se dobbiamo guidare 200 km ogni volta, la stazione non è realmente remota.

Dobbiamo quindi poter effettuare:

  • reboot PC;
  • reboot router;
  • power cycle RTX;
  • reset USB.

Ma attenzione alle prese smart cloud

Le prese Wi-Fi consumer sono comodissime.

Ma se la stazione remota dipende dalla stessa connessione Internet che dobbiamo riavviare può nascere un problema.

Esempio:

dobbiamo riavviare il router.

La presa che dovrebbe farlo è controllabile soltanto tramite il cloud…

attraverso quel router.

Una progettazione seria deve considerare queste dipendenze.

Due livelli di controllo

Una buona architettura può avere:

Livello principale

VPN → server → radio.

Livello di emergenza

controllore indipendente → relè alimentazione.

Se il primo muore, il secondo rimane utilizzabile.

Monitoraggio SWR

Prima di trasmettere 500 W da una stazione a 300 km di distanza vogliamo sapere:

l’antenna è realmente collegata?

Un sistema remoto dovrebbe poter mostrare:

  • potenza diretta;
  • potenza riflessa;
  • ROS.

Se il ROS supera un limite:

PA OFF.

Non dovremmo dipendere esclusivamente dall’intervento manuale dell’operatore.

Temperatura

Monitoriamo:

  • PA;
  • alimentatore;
  • computer;
  • armadio tecnico;
  • eventualmente locale.

Se l’amplificatore raggiunge una temperatura anomala:

riduzione potenza oppure spegnimento.

Corrente assorbita

Un amperometro remoto può rivelare moltissimo.

RTX RX:

2 A.

RTX TX:

20 A.

Improvvisamente:

35 A.

Qualcosa non va.

La telemetria è uno degli elementi che distinguono una semplice radio controllata via Internet da una vera stazione remota.

Tensione

Monitoriamo anche:

  • rete AC;
  • alimentazione 13,8 V;
  • batteria;
  • UPS.

Una tensione anomala può essere individuata prima di provocare un guasto.

UPS

Un piccolo blackout può:

  • spegnere il router;
  • spegnere il PC;
  • lasciare apparati in uno stato imprevedibile.

Un UPS può mantenere:

  • rete;
  • server;
  • controllori

attivi abbastanza a lungo da effettuare uno shutdown corretto.

Non è necessariamente necessario mantenere in funzione un amplificatore da kilowatt.

Basta spesso preservare:

il cervello della stazione.

Rotore remoto

Ora aggiungiamo una direttiva.

Il controllo deve permettere di:

  • leggere azimuth;
  • comandare CW/CCW;
  • impostare una posizione;
  • arrestare immediatamente.

Un rotore remoto deve inoltre possedere:

fine corsa affidabili.

Non vogliamo che un bug software tenti di ruotare la torre oltre il limite meccanico.

Rotazione automatica

Possiamo integrare il rotore con:

  • log;
  • DX cluster;
  • satellite tracking;
  • software contest.

Clicchiamo su:

JA1ABC

e il sistema orienta automaticamente la direttiva verso il Giappone.

Tecnologicamente è relativamente semplice.

Ma la sicurezza meccanica deve sempre avere priorità sull’automazione.

Antenna switch

Una stazione multibanda può disporre di:

  • dipolo 80/40;
  • direttiva 20/15/10;
  • verticale;
  • antenna RX.

Serve quindi uno switch remoto.

Il software deve sapere:

quale antenna è collegata.

Ancora meglio:

quale antenna è consentita su quella frequenza.

Interlock antenna/banda

Se siamo su:

14 MHz

possiamo autorizzare:

Yagi HF.

Se passiamo accidentalmente su:

3,7 MHz

il sistema non dovrebbe permettere di trasmettere 1 kW dentro quella stessa antenna se non è prevista per 80 metri.

Possiamo creare una matrice:

BandaAntenna consentita
80 mDipolo 80
40 mDipolo 40
20 mYagi
15 mYagi
10 mYagi

Se radio e antenna non corrispondono:

PTT inhibit.

Amplificatore remoto

Controllare un amplificatore introduce ulteriori responsabilità.

Dobbiamo monitorare:

  • banda;
  • potenza drive;
  • corrente;
  • temperatura;
  • ROS;
  • fault.

L’amplificatore deve poter:

andare in bypass automaticamente.

E soprattutto deve esistere un interlock che impedisca di trasmettere se:

  • antenna errata;
  • relè non commutato;
  • PA non pronto.

Sequencer

Ancora una volta entra in gioco il sequencer.

Supponiamo di avere:

antenna switch;

amplificatore;

LNA RX.

Premendo PTT non vogliamo che tutto avvenga contemporaneamente.

La sequenza corretta potrebbe essere:

  1. disabilita LNA;
  2. commuta antenna;
  3. abilita PA;
  4. attiva TX.

Al rilascio:

  1. termina RF;
  2. disabilita PA;
  3. riporta relè RX;
  4. abilita LNA.

Una sequenza di pochi millisecondi può evitare guasti costosi.

Tuner remoto

Un accordatore automatico può essere controllato dal computer.

Ma nella remote operation è preferibile avere:

memorie di accordo.

Cambiamo banda.

Il tuner richiama immediatamente la configurazione precedente.

Evitiamo di lanciare ogni volta cicli di tuning ad alta potenza.

Accordatore al feed point

Se utilizziamo una long-wire o antenna multibanda, può essere vantaggioso posizionare il tuner:

direttamente vicino all’antenna.

Riduciamo così le perdite dovute al ROS sulla feedline.

Il controllo può avvenire tramite:

  • cavo;
  • rete;
  • segnali dedicati.

Ricezione remota separata

Una configurazione molto potente consiste nell’avere:

TX location A

e:

RX location B.

Per esempio la stazione principale trasmette dalla città, mentre il ricevitore remoto si trova in campagna.

Naturalmente l’operazione deve rispettare le norme e le regole applicabili all’attività specifica.

Dal punto di vista tecnico offre un vantaggio enorme quando il problema principale è:

il rumore locale.

WebSDR come secondo ricevitore

Possiamo integrare anche un ricevitore OpenWebRX o equivalente.

Durante un QSO possiamo confrontare:

  • ricevitore principale;
  • ricevitore remoto;
  • antenna RX dedicata.

La stazione diventa progressivamente un sistema distribuito.

Remote station e smartphone

Una volta costruita correttamente l’infrastruttura possiamo controllare la radio anche con:

  • tablet;
  • smartphone.

Ma dobbiamo ricordare una cosa.

Un telefono è ottimo per:

uso occasionale.

Per un contest o una lunga attività operativa, monitor grande, tastiera, cuffia e controlli fisici restano molto più ergonomici.

Pannello di controllo fisico

La remote operation non obbliga a usare il mouse per tutto.

Possiamo costruire una console con:

  • VFO encoder;
  • PTT;
  • tasti CW;
  • manopola AF;
  • pulsanti banda.

La console locale invia semplicemente comandi attraverso la rete.

La radio può trovarsi a centinaia di chilometri.

Ma l’esperienza operativa torna simile a quella di una stazione tradizionale.

CW remoto

Il CW introduce un problema particolare:

latenza.

Inviare i singoli contatti del paddle attraverso Internet può produrre timing irregolare.

Una soluzione più elegante consiste nel generare il CW:

direttamente nella stazione remota.

L’operatore invia il testo o gli eventi paddle al server, che genera localmente la temporizzazione precisa.

Il principio è:

non affidare il timing critico alla rete.

Modi digitali

Per FT8 e modi analoghi abbiamo due possibilità.

Software locale

Audio radio → rete → computer operatore → WSJT-X.

Software remoto

WSJT-X gira direttamente sul server accanto alla radio.

Controlliamo soltanto l’interfaccia.

La seconda soluzione elimina molti problemi:

  • latenza audio;
  • clock;
  • perdita pacchetti.

È spesso la più efficiente.

Lo stesso vale per contest digitali

RTTY, FT8, JS8Call e altri software possono girare direttamente nella sede remota.

Attraverso la rete inviamo soltanto:

  • tastiera;
  • schermata;
  • comandi.

La parte RF e audio rimane localizzata nello shack remoto.

Logging

Il log può risiedere:

  • sul server;
  • sul computer operatore;
  • sincronizzato fra entrambi.

Per una stazione critica è buona pratica avere backup automatici.

Un disco guasto non dovrebbe farci perdere anni di log.

Backup della configurazione

Salviamo:

  • configurazioni radio;
  • antenna matrix;
  • software;
  • certificati VPN;
  • configurazione rotore;
  • script.

Se il PC remoto muore possiamo sostituirlo senza ricostruire tutto da zero.

Aggiornamenti: attenzione

Il motto:

“se funziona, aggiorna immediatamente tutto”

non è sempre ideale per una stazione a 500 km.

Un aggiornamento automatico potrebbe:

  • riavviare il computer;
  • cambiare driver;
  • rompere una periferica USB.

Meglio utilizzare una politica controllata.

Aggiorniamo per sicurezza.

Ma:

quando possiamo verificare il risultato.

Riavvio automatico dopo blackout

Nel BIOS del computer impostiamo, se appropriato:

Restore on AC Power Loss → ON

oppure una funzione equivalente.

Se manca corrente per dieci minuti e ritorna, il computer si riaccende automaticamente.

Anche:

  • router;
  • controllori;
  • radio

devono avere un comportamento prevedibile dopo il ritorno dell’alimentazione.

Stato iniziale sicuro

Dopo un reboot la stazione dovrebbe partire così:

PA OFF

PTT OFF

antenna in posizione sicura

potenza ridotta

Non:

“riprendi automaticamente l’ultimo stato che magari era TX”.

Il principio fail-safe deve essere applicato anche all’avvio.

Videosorveglianza tecnica

Una telecamera nello shack remoto può essere estremamente utile.

Non per guardare la radio 24 ore al giorno.

Ma per verificare:

  • display;
  • LED fault;
  • movimento rotore;
  • eventuale fumo;
  • acqua sul pavimento;
  • stato fisico dell’ambiente.

Un’immagine può risolvere dubbi che cento sensori non spiegano.

Sensore fumo

Se lasciamo apparati elettrici permanentemente alimentati in un locale non presidiato, un sensore di fumo rappresenta una precauzione molto sensata.

Possiamo integrarlo con:

  • allarme;
  • spegnimento generale.

Acqua

In una stazione situata in:

  • garage;
  • cantina;
  • casotto tecnico

può essere utile anche un sensore di allagamento.

Un sistema remoto significa proprio questo:

pensare a problemi che normalmente risolveremmo semplicemente guardando lo shack.

Temporali

Una remote station presenta una difficoltà evidente.

Quando arriva un temporale noi potremmo trovarci dall’altra parte del mondo.

Un sistema evoluto può prevedere:

  • scaricatori;
  • grounding/bonding corretti;
  • disconnessione automatica delle antenne;
  • relè che collegano le linee a terra quando la stazione è spenta.

La protezione contro i fulmini va comunque progettata come sistema specifico, non improvvisata con un relè.

Antenna disconnect

Un dispositivo remoto può:

  1. disconnettere l’antenna dalla radio;
  2. collegare la linea al sistema di protezione previsto;
  3. togliere alimentazione agli apparati.

In stato di riposo la configurazione più sicura dovrebbe essere quella ottenuta:

senza energia ai relè.

In questo modo anche un blackout porta la stazione nella condizione più protetta.

Normally Closed / Normally Open

Quando scegliamo i relè dobbiamo chiederci:

cosa succede se manca alimentazione?

Una buona progettazione fail-safe utilizza lo stato meccanico naturale del relè per ottenere la condizione più sicura.

Non vogliamo dipendere da una bobina permanentemente energizzata per mantenere la stazione protetta.

Un esempio di architettura completa

Possiamo immaginare:

ANTENNE

ANTENNA SWITCH

MISURATORE SWR/POTENZA

PA

RTX

PC REMOTO

Parallelamente:

ROTORE → controller IP

TUNER → controller

SENSORI → microcontroller

POWER RELAY → watchdog

Tutto collegato a:

LAN REMOTA

VPN

OPERATORE

Una seconda connessione Internet

Per una stazione importante può essere utile avere:

  • fibra principale;
  • backup LTE/5G.

Se la linea principale cade, il router passa automaticamente alla rete mobile.

Non serve necessariamente per continuare il QSO.

Può servire semplicemente per:

riprendere il controllo e spegnere tutto.

Internet indipendente dall’alimentazione principale

Se il router è sullo stesso circuito dell’amplificatore e scatta una protezione, perdiamo anche il controllo.

Meglio progettare alimentazione e UPS in modo che:

rete e sistemi di sicurezza rimangano disponibili anche quando la parte RF viene disalimentata.

Aspetti normativi in Italia

Una stazione remota non vive soltanto nel mondo IP.

La parte che trasmette continua a essere una:

stazione di radioamatore.

In Italia il riferimento generale rimane il Codice delle comunicazioni elettroniche e l’Allegato 26.

L’Allegato 26 stabilisce, fra le altre cose, che l’esercizio deve rispettare le norme legislative e regolamentari vigenti e il Regolamento internazionale delle radiocomunicazioni; stabilisce inoltre le regole di identificazione della stazione e consente l’interconnessione delle stazioni di radioamatore con reti pubbliche di comunicazione elettronica per le finalità proprie dell’attività radioamatoriale.

Per l’identificazione, la disciplina vigente prevede il nominativo all’inizio e alla fine delle trasmissioni e a intervalli durante comunicazioni prolungate.

Dove si trova realmente la stazione?

Questo diventa molto importante.

Se io mi trovo a Milano ma l’RTX e l’antenna si trovano a Tortona, dal punto di vista radio:

la sorgente RF è a Tortona.

È la posizione della stazione trasmittente a determinare la sua reale collocazione radioelettrica.

L’Allegato 26 prevede inoltre che l’ubicazione della stazione in un domicilio diverso da quello indicato nell’autorizzazione generale venga preventivamente comunicata all’Ispettorato territoriale competente.

Per installazioni remote permanenti in un sito differente da quello dichiarato è quindi particolarmente importante verificare preventivamente gli adempimenti con l’Ispettorato competente.

Remoto non significa automatico

Questa distinzione è fondamentale.

Remote control

C’è un operatore.

L’operatore ascolta.

Decide quando trasmettere.

Controlla la stazione attraverso una rete.

Automatic operation

Il sistema decide autonomamente di trasmettere secondo una logica programmata.

Sono due concetti diversi.

Il fatto che un programma possa tecnicamente premere PTT da solo non significa che qualsiasi automazione sia automaticamente consentita.

Per configurazioni non presidiate o automatizzate è quindi opportuno verificare specificamente la disciplina applicabile.

Remote station all’estero

Qui bisogna prestare ancora più attenzione.

La possibilità di operare fisicamente in un Paese con una licenza CEPT non implica automaticamente che possiamo controllare da casa una stazione situata in qualsiasi altro Stato.

Anche ARRL, nelle proprie indicazioni internazionali, sottolinea che le autorizzazioni CEPT non devono essere automaticamente interpretate come autorizzazione generale al remote operating transfrontaliero: conta la normativa del Paese nel quale si trova la stazione.

Quindi:

prima normativa, poi VPN.

Il nominativo segue la stazione

Anche questo punto è importante.

La remote operation non significa che la posizione fisica dell’operatore sostituisca automaticamente quella della stazione RF.

Nelle attività internazionali e nei contest possono inoltre esistere regole specifiche sul luogo della stazione e sui moltiplicatori.

Bisogna quindi verificare:

  • normativa;
  • regolamento del contest;
  • diploma;
  • award.

Non costruire tutto in un giorno

Una remote station va sviluppata per livelli.

Livello 1

Solo ricezione.

Proviamo:

  • VPN;
  • audio;
  • CAT.

Livello 2

Trasmissione a bassa potenza.

Aggiungiamo:

  • PTT;
  • TOT;
  • SWR monitor.

Livello 3

Rotore e antenna switch.

Livello 4

PA e tuner.

Livello 5

Automazioni, watchdog e sistemi ridondanti.

Ogni livello deve funzionare perfettamente prima di aggiungere il successivo.

Testare togliendo Internet

È uno dei test più importanti.

Mettiamo la radio in TX a bassa potenza.

Poi:

stacchiamo il cavo Internet.

Che succede?

La risposta corretta deve essere:

la trasmissione termina automaticamente entro il tempo previsto.

Se la risposta è:

“rimane in TX finché qualcuno non va fisicamente nello shack”

il sistema non è pronto.

Testare togliendo corrente

Stessa cosa.

Interrompiamo la corrente.

Poi la ripristiniamo.

Controlliamo:

  • router;
  • server;
  • RTX;
  • relè;
  • rotore;
  • PA.

La stazione ritorna in uno stato sicuro?

Oppure succede qualcosa di imprevedibile?

Testare il computer bloccato

Simuliamo un crash del software.

Il watchdog deve rilevarlo.

Non scopriamo queste cose quando siamo a 2.000 km di distanza.

Le scopriamo durante il collaudo.

La remote station ideale è noiosa

Può sembrare strano.

Ma il miglior sistema remoto è quello nel quale non succede mai nulla di sorprendente.

Premiamo ON.

Si accende.

Selezioniamo 20 metri.

La Yagi si posiziona.

Attiviamo PA.

Il sistema verifica:

  • banda;
  • antenna;
  • SWR.

Premiamo PTT.

Trasmette.

La rete cade.

Si spegne.

Tutto prevedibile.

È esattamente ciò che vogliamo.

Conclusioni

Trasformare una normale stazione radioamatoriale in una stazione remota non significa semplicemente installare TeamViewer sul computer dello shack.

Significa costruire un vero:

sistema distribuito di radiocomunicazione.

Dobbiamo controllare:

  • RTX;
  • audio;
  • PTT;
  • rotore;
  • antenna;
  • amplificatore;
  • tuner;
  • alimentazione.

Dobbiamo monitorare:

  • SWR;
  • potenza;
  • temperatura;
  • tensione;
  • corrente.

Dobbiamo proteggere:

  • rete;
  • credenziali;
  • radio;
  • antenna;
  • persone.

E soprattutto dobbiamo progettare ogni guasto secondo una regola:

se perdo il controllo, la stazione va in sicurezza.

VPN, watchdog, PTT timeout, interlock e power control indipendente sono quindi molto più importanti di un’interfaccia graficamente bella.

Quando tutto è stato progettato correttamente, però, il risultato è straordinario.

Possiamo essere seduti con un notebook a migliaia di chilometri di distanza, girare virtualmente il VFO e ascoltare il rumore che proviene dall’antenna installata a casa.

Premiamo PTT.

Internet trasporta soltanto:

la nostra voce e i comandi.

Ma il QSO continua ad avvenire realmente:

fra due antenne e attraverso le onde radio.

Ed è questo che rende una remote station qualcosa di molto diverso da una semplice applicazione VoIP:

Internet controlla la stazione. La radio continua a fare la radio.

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