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Per moltissimi radioamatori lo spettro sembra terminare intorno ai 430 MHz.
HF per il DX.
144 MHz per attività locale, SSB e satelliti.
430 MHz per ponti, digitale e qualche collegamento in direttiva.
Poi?
Poi esiste un mondo completamente differente.
Un mondo fatto di:
1,2 GHz, 2,3 GHz, 3,4 GHz, 5,7 GHz, 10 GHz, 24 GHz e oltre.
Sono le bande UHF superiori, SHF e microonde.
Qui molte delle abitudini acquisite sulle HF iniziano a non funzionare più.
Un connettore mediocre può costare decibel.
Un metro di cavo può diventare importante.
Un oscillatore leggermente instabile può rendere inutilizzabile un sistema.
Un millimetro può diventare una misura significativa.
Ma contemporaneamente un’antenna parabolica relativamente piccola può sviluppare guadagni enormi.
E possiamo sperimentare fenomeni di propagazione praticamente sconosciuti all’operatore HF.
È un settore nel quale il radioamatore torna davvero a essere:
sperimentatore.
23 centimetri: la porta verso le microonde
La prima banda che incontriamo salendo oltre i 430 MHz è quella comunemente chiamata:
23 cm.
Il riferimento nominale è intorno a:
1,2 GHz.
Nella pianificazione IARU Region 1 la zona intorno a 1296 MHz è storicamente e tecnicamente molto importante per le attività narrow-band, weak-signal ed EME. Il VHF Handbook IARU R1 indica, per esempio, il segmento 1296,000–1296,025 MHz per Moonbounce nel piano pubblicato per i 1200–1300 MHz.
Ma proprio la banda dei 23 cm è oggi un ottimo esempio di un principio importante:
sulle microonde bisogna verificare sempre il band plan e soprattutto l’allocazione nazionale aggiornata.
23 cm e Galileo: la situazione sta cambiando
La zona 1258–1300 MHz è utilizzata anche dal sistema europeo di navigazione satellitare Galileo, in particolare per il servizio RNSS.
Il 27 giugno 2025 la CEPT ha approvato la Decisione ECC/DEC/(25)01, che definisce misure tecniche e operative per l’utilizzo radioamatoriale fra 1258 e 1300 MHz con l’obiettivo di proteggere Galileo. La decisione risulta attiva.
IARU Region 1 ha evidenziato che l’implementazione completa delle misure comporterà modifiche importanti nell’utilizzo tradizionale dei 23 cm e richiederà revisioni del band plan.
A febbraio 2026 il repository IARU Region 1 dedicato ai VHF+ indicava come riferimento corrente il VHF Handbook 10.03, sottolineando che i band plan vengono aggiornati dopo le modifiche approvate.
Per il radioamatore la conseguenza pratica è semplice:
non copiamo una frequenza da un vecchio articolo e iniziamo a trasmettere.
Controlliamo sempre:
normativa italiana vigente;
PNRF;
band plan IARU Region 1 corrente;
eventuali limitazioni nazionali;
potenze ed emissioni ammesse.
Perché andare sui 1,2 GHz?
Perché a 1296 MHz iniziamo a vedere chiaramente che la radio cambia natura.
Non siamo ancora necessariamente nel mondo della guida d’onda e delle tolleranze da laboratorio millimetrico.
Possiamo ancora utilizzare:
coassiali;
connettori N;
Yagi;
radio dedicate;
transverter.
Ma tutte le perdite diventano più visibili.
È una perfetta banda scuola.
La lunghezza d’onda
A 1296 MHz la lunghezza d’onda è circa:
23 centimetri.
Un quarto d’onda è quindi circa:
5,8 cm.
Questo significa che un elemento d’antenna è molto più piccolo rispetto a 144 MHz.
Possiamo costruire una Yagi con numerosi elementi senza avere una struttura lunga dieci metri.
E possiamo ottenere guadagni considerevoli con antenne relativamente compatte.
Una Yagi da 1296 MHz
Una direttiva da 20, 30 o più elementi può essere fisicamente molto più gestibile di un’antenna equivalente sui 2 metri.
Ma le tolleranze diventano più severe.
Sui 144 MHz un errore di 2 mm può essere quasi irrilevante.
A 1296 MHz lo stesso errore rappresenta una frazione molto maggiore della lunghezza d’onda.
La costruzione deve quindi essere:
più precisa;
più ripetibile;
meccanicamente stabile.
Sulle microonde il righello diventa uno strumento RF
Salendo a 10 GHz la lunghezza d’onda è circa:
3 centimetri.
Un millimetro rappresenta già una frazione significativa della lunghezza d’onda.
A 24 GHz la lunghezza d’onda scende a circa:
12,5 mm.
Improvvisamente:
un foro;
la lunghezza di un pin;
la distanza fra due piste;
la forma di una saldatura
possono avere conseguenze RF reali.
Ed è qui che le microonde diventano estremamente educative.
L’idea fondamentale: tutto è una linea di trasmissione
Sulle HF possiamo vedere una pista PCB di pochi centimetri come un semplice collegamento elettrico.
Alle microonde no.
Quella stessa pista può essere:
microstrip;
stripline;
linea a impedenza controllata;
stub;
trasformatore.
Un connettore non è più soltanto un connettore.
Una vite non è più soltanto una vite.
Una scatola metallica non è più soltanto un contenitore.
Tutto può interagire con il campo RF.
Perdita del coassiale
Uno dei primi shock passando dai 430 ai 1296 MHz è osservare le perdite della feedline.
Un cavo che sui 7 MHz sembrava eccellente può diventare mediocre sui 1296 MHz.
Salendo a:
2,3 GHz;
5,7 GHz;
10 GHz
la situazione peggiora rapidamente.
Questo spinge verso una nuova filosofia:
ridurre la distanza RF fra antenna e elettronica.
La radio vicino all’antenna
Invece di:
RTX → 30 m coassiale → antenna
possiamo realizzare:
RTX IF → cavo a frequenza inferiore → transverter vicino all’antenna → pochi centimetri di linea SHF → antenna.
Oppure:
radio/network → Ethernet → SDR remoto vicino all’antenna.
Il concetto è semplice:
non trasportiamo per decine di metri il segnale alla frequenza più critica se possiamo evitarlo.
Transverter
Il transverter è uno degli strumenti fondamentali della sperimentazione microonde.
Permette di utilizzare un normale RTX come:
controllo;
modulatore;
demodulatore;
IF.
Per esempio possiamo avere:
144 MHz IF → transverter → 1296 MHz.
Oppure:
144 MHz → 10 GHz.
L’RTX continua a operare su una frequenza comoda.
Il transverter effettua la conversione verso la banda microonde.
Perché 144 MHz come IF?
È una scelta molto diffusa perché:
gli RTX VHF sono comuni;
la banda passante è adeguata;
la stabilità è buona;
i filtri sono semplici.
Esistono naturalmente transverter con altre IF, fra cui:
28 MHz;
50 MHz;
432 MHz.
Il cuore del transverter: il mixer
In termini estremamente semplificati, un mixer riceve:
segnale IF;
local oscillator.
All’uscita produce diverse combinazioni di frequenza.
Utilizzando opportuni filtri selezioniamo quella che ci interessa.
Per esempio:
IF = 144 MHz
LO = 1152 MHz
otteniamo:
1152 + 144 = 1296 MHz.
Questo è il principio fondamentale.
Il local oscillator
Ed ecco che compare uno dei componenti più importanti di tutta la stazione:
LO — Local Oscillator.
Deve essere:
stabile;
pulito;
con basso phase noise.
Se il LO è instabile, tutto il nostro segnale è instabile.
Se il LO possiede rumore di fase elevato, il nostro segnale può allargarsi e peggiorare la ricezione weak-signal.
Perché il GPSDO diventa importante?
Un errore relativo molto piccolo produce un errore assoluto sempre maggiore salendo di frequenza.
Supponiamo un oscillatore con errore:
1 ppm.
A 10 MHz significa:
10 Hz.
A 144 MHz:
144 Hz.
A 1296 MHz:
1,296 kHz.
A 10 GHz:
10 kHz.
Per un QSO SSB weak-signal a 10 GHz, dieci kilohertz sono enormi.
Ecco perché nelle stazioni SHF troviamo frequentemente:
GPSDO.
Un riferimento GPS disciplinato può fornire una frequenza estremamente stabile, tipicamente:
10 MHz.
Da quella ricaviamo i riferimenti necessari per transverter e strumenti.
La frequenza diventa un dato assoluto
Sulle HF possiamo dire:
“sono intorno a 14.250”.
Sulle microonde weak-signal può essere necessario sapere la frequenza con precisione molto maggiore.
Perché?
Perché magari stiamo cercando un segnale:
30 dB sotto il rumore;
con filtro estremamente stretto;
proveniente da 600 km;
attraverso aircraft scatter.
Se sbagliamo frequenza di diversi kHz, semplicemente non lo vedremo.
Guadagno d’antenna: il grande vantaggio delle microonde
Le microonde hanno enormi perdite di percorso.
Ma possiedono un vantaggio straordinario:
è relativamente facile ottenere antenne ad altissimo guadagno.
Questo è particolarmente vero per le parabole.
Il guadagno approssimativo di una parabola è legato a:
G ≈ η(πD/λ)²
dove:
D è il diametro;
λ la lunghezza d’onda;
η l’efficienza.
La parte importante è:
D/λ.
Più piccola è la lunghezza d’onda, più grande elettricamente diventa la stessa parabola.
La stessa parabola cambia completamente carattere
Prendiamo una parabola da:
1,2 metri.
A 144 MHz è praticamente inutilizzabile come antenna ad alto guadagno.
A 1296 MHz inizia a essere interessante.
A 10 GHz diventa estremamente direttiva.
Questo è uno dei motivi per cui nelle microonde le parabole diventano così diffuse.
Direttività
Naturalmente l’alto guadagno ha un prezzo.
Il fascio diventa molto stretto.
Con una parabola molto grande a 10 GHz possiamo dover puntare l’antenna con precisione di pochi gradi o perfino frazioni di grado.
Il rotore che sui 144 MHz sembrava preciso può non esserlo più.
Il rotore ha gioco?
Sui 2 metri un backlash di qualche grado può essere tollerabile.
Con una parabola SHF potrebbe significare:
perdere completamente il corrispondente.
Meccanica e RF diventano quindi strettamente legate.
Parabola offset
Le comuni parabole satellitari TV possono rappresentare un’eccellente piattaforma di sperimentazione.
Sono:
economiche;
leggere;
facili da trovare;
progettate per microonde.
Sostituendo l’LNB con un feed radioamatoriale possiamo utilizzarle in diversi progetti.
È uno dei modi più economici per entrare nel mondo SHF.
Feed horn
Alle microonde è comune utilizzare antenne a tromba:
horn.
Una horn può funzionare direttamente come antenna oppure come illuminatore per una parabola.
Ha diversi vantaggi:
buona impedenza;
diagramma prevedibile;
buona larghezza di banda;
costruzione relativamente semplice.
Waveguide
Ad alcune frequenze il coassiale non è più il mezzo migliore per trasportare RF.
Entra quindi in gioco la:
guida d’onda.
Una waveguide è essenzialmente una struttura metallica cava nella quale il campo elettromagnetico si propaga secondo specifici modi.
Non abbiamo più un conduttore centrale come nel coassiale.
Abbiamo un campo guidato dalla geometria della struttura.
Perché usare la guida d’onda?
Perché alle frequenze elevate può offrire:
perdite ridotte;
elevata gestione di potenza;
ottime prestazioni.
Ma funziona correttamente soltanto sopra la propria frequenza di cutoff.
Dimensioni e frequenza sono quindi strettamente legate.
Ancora una volta:
la meccanica è RF.
Connettori
Salendo di frequenza cambia anche la scelta dei connettori.
Il PL-259 che sulle HF è perfettamente utilizzabile non è certamente la nostra prima scelta a diversi GHz.
Compaiono:
N;
SMA;
3.5 mm;
2.92 mm;
altre famiglie per microonde.
Un connettore SMA di buona qualità può lavorare a frequenze molto elevate, mentre un componente economico costruito male può introdurre ROS e perdita già molto prima.
Gli adattatori diventano costosi in dB
Sulle HF:
SMA → BNC → PL → N
può essere brutto ma magari funziona.
A 10 GHz una catena di adattatori è una pessima idea.
Ogni interfaccia rappresenta:
perdita;
discontinuità;
possibile riflessione.
Alle microonde impariamo rapidamente una regola:
meno connessioni, meglio è.
LNA
Anche sulle SHF il preamplificatore deve stare il più vicino possibile all’antenna.
Un singolo dB di perdita prima dell’LNA peggiora direttamente il rumore del sistema.
Per questo la configurazione ideale può diventare:
Feed → LNA → transverter → IF.
Tutto installato dietro la parabola.
PA vicino all’antenna
Lo stesso principio vale in trasmissione.
Supponiamo di avere:
10 W a 1296 MHz
ma 3 dB di perdita nel cavo.
All’antenna arrivano:
circa 5 W.
Abbiamo perso metà potenza.
Invece di comprare un amplificatore da 20 W potremmo ottenere lo stesso miglioramento semplicemente eliminando gran parte della feedline.
Per questo molte stazioni utilizzano il PA direttamente sul mast.
T/R relay
Se LNA e PA sono montati vicino all’antenna serve un sistema di commutazione.
Alle microonde il relè deve avere:
bassa insertion loss;
alto isolamento;
buon return loss;
potenza adeguata.
Non basta utilizzare qualsiasi relè coassiale trovato in un cassetto.
Sequencer
Come nell’EME, anche una stazione microonde seria beneficia enormemente di un sequencer.
La sequenza tipica protegge:
LNA;
PA;
relè;
transverter.
Il comando PTT deve orchestrare l’intera catena.
Modi operativi
Sui 1,2 GHz e oltre possiamo utilizzare numerosi modi.
Non esistono soltanto FM e ponti.
Il mondo weak-signal comprende:
CW;
SSB;
Q65;
FT8 in alcuni contesti;
beacon;
DATV;
digital modes;
EME.
Ed è proprio la SSB narrow-band a rappresentare una delle attività più interessanti.
SSB a 1296 MHz
Fare un QSO SSB sui 23 cm può essere sorprendente per chi arriva dai ponti UHF.
Una direttiva.
Una frequenza precisa.
Un corrispondente a centinaia di chilometri.
Segnali che emergono dal rumore.
È molto più simile al DX VHF che all’utilizzo di un ripetitore.
Line of sight
Naturalmente alle microonde la propagazione tende a essere fortemente influenzata dalla visibilità radio.
Da una montagna possiamo ottenere distanze impressionanti.
Dal fondo di una valle molto meno.
Ma fermarsi alla frase:
“le microonde vanno solo a vista”
è sbagliato.
Esistono numerosi meccanismi di propagazione oltre l’orizzonte.
Troposcatter
Una parte del segnale viene dispersa dalle irregolarità della troposfera.
Con:
antenne ad alto guadagno;
potenza adeguata;
ricevitori sensibili
possiamo realizzare collegamenti ben oltre l’orizzonte geometrico.
Il troposcatter è una delle forme classiche di DX VHF/UHF/SHF.
Ducting troposferico
In presenza di particolari gradienti di temperatura e umidità possono formarsi condotti troposferici.
Il segnale rimane confinato per lunghi percorsi.
In condizioni eccezionali questo permette collegamenti UHF e SHF a distanze enormi.
Sul waterfall possiamo assistere improvvisamente alla comparsa di beacon normalmente impossibili da ricevere.
Aircraft Scatter
Uno degli utilizzi più affascinanti delle microonde consiste nello sfruttare gli:
aeroplani come riflettori.
Un aereo di linea possiede una superficie metallica significativa.
Quando attraversa una posizione geometrica favorevole può riflettere temporaneamente il segnale fra due stazioni oltre l’orizzonte.
Il segnale può comparire per:
pochi secondi;
decine di secondi;
qualche minuto.
Sapere dove si trova l’aereo
Con i moderni sistemi ADS-B possiamo sapere quasi esattamente:
quale aeromobile;
quota;
rotta;
posizione.
Possiamo quindi prevedere quando un volo passerà nella zona utile per il nostro collegamento.
Radioamatori e aviazione si incontrano in un’applicazione estremamente interessante.
Doppler da aircraft scatter
Il riflesso prodotto da un aereo in movimento genera Doppler.
Sul waterfall possiamo vedere il segnale:
spostarsi;
curvarsi;
avvicinarsi;
allontanarsi dalla frequenza nominale.
È una dimostrazione visiva straordinaria della fisica delle onde.
Rain Scatter
Arrivati intorno ai:
10 GHz
compare un’altra modalità di propagazione affascinante:
rain scatter.
Le precipitazioni intense possono diffondere una parte dell’energia microonde.
Invece di puntare direttamente il corrispondente, possiamo sfruttare una grande cella temporalesca come volume scatter.
Il progetto WSJT dispone anche di campioni Q65 specificamente relativi al rain scatter sui 10 GHz.
Come suona il rain scatter?
I segnali possono assumere una qualità particolare.
In CW possono apparire:
allargati;
fruscianti;
quasi aurorali.
Il Doppler spreading generato dalle gocce in movimento può essere significativo.
Ancora una volta i modi digitali moderni aiutano moltissimo.
EME
Naturalmente le stesse bande possono essere utilizzate per:
Earth-Moon-Earth.
L’attività EME esiste non soltanto su 144, 432 e 1296 MHz ma anche sulle bande microonde molto superiori.
Il contest EME ARRL separa, nel calendario 2026, weekend dedicati a 2,3 GHz e oltre da quelli 50–1296 MHz.
Satelliti
Le microonde hanno anche un’importanza enorme nei sistemi satellitari radioamatoriali.
Il caso più evidente degli ultimi anni è l’utilizzo delle bande GHz nei sistemi satellitari geostazionari e nei transponder.
Qui impariamo concetti quali:
uplink;
downlink;
Doppler;
LNB;
parabole;
feed;
GPSDO.
La distanza fra sperimentazione satellitare e microonde terrestri è quindi molto minore di quanto sembri.
Beacon
I beacon sono fondamentali.
Su HF possiamo chiamare CQ e vedere cosa succede.
Sulle SHF potremmo essere gli unici operatori attivi nel nostro raggio in quel momento.
Un beacon continuo permette di:
verificare propagazione;
allineare antenna;
controllare stabilità;
misurare un sistema;
studiare ducting.
Il radioamatore microonde impara presto quali beacon può ricevere normalmente e quali soltanto durante aperture particolari.
Un beacon come strumento meteorologico
Se normalmente riceviamo un beacon a:
-110 dBm
e improvvisamente arriva a:
-75 dBm
qualcosa è cambiato nella propagazione.
Possiamo confrontare il dato con:
temperatura;
pressione;
umidità;
profili atmosferici.
La nostra stazione diventa quasi un sensore della troposfera.
SDR e microonde
Gli SDR sono particolarmente utili nelle attività weak-signal.
Un waterfall permette di vedere:
segnali che non sentiamo;
Doppler;
drift;
beacon multipli;
interferenze;
splatter.
Collegando un SDR alla IF del transverter possiamo ottenere una stazione microonde estremamente potente dal punto di vista dell’analisi.
Spectrum analyzer
Se vogliamo costruire hardware, però, prima o poi nasce il desiderio di possedere:
analizzatore di spettro;
generatore RF;
power meter;
VNA.
Il NanoVNA ha rivoluzionato l’accessibilità delle misure radioamatoriali, ma alle microonde dobbiamo sempre verificare le reali capacità in frequenza e dinamica del modello specifico.
Misurare 10 GHz non è come misurare HF
Quando entriamo nelle SHF dobbiamo pensare anche alla strumentazione come parte del progetto.
Un cavo utilizzato fra DUT e analizzatore può possedere già una perdita significativa.
Un adattatore può alterare la misura.
Il piano di calibrazione diventa fondamentale.
Return loss e ROS
Sulle HF il radioamatore tende a pensare:
“ROS 1,2:1, tutto perfetto”.
Alle microonde iniziamo più frequentemente a parlare di:
return loss.
Il concetto è lo stesso visto in altra forma, ma utilizzare i dB permette di ragionare in maniera molto naturale insieme agli altri parametri RF.
Link budget
Una delle migliori abitudini da acquisire è costruire un vero:
link budget.
Partiamo dalla potenza TX.
Sommiamo il guadagno dell’antenna trasmittente.
Sottraiamo le perdite di linea.
Sottraiamo la perdita di percorso.
Sommiamo il guadagno RX.
Sottraiamo le perdite RX.
Confrontiamo con la sensibilità del ricevitore.
Questo esercizio permette di capire se un collegamento è:
facile;
difficile;
impossibile.
Prima ancora di accendere la radio.
3 dB tornano continuamente
Sulle microonde diventa quasi naturale pensare in decibel.
+3 dB di antenna:
equivale circa a raddoppiare la potenza.
-3 dB di feedline:
significa perdere metà potenza.
+6 dB:
fattore quattro.
Una volta iniziato a ragionare in dB, progettare una stazione diventa molto più semplice.
Primo progetto: 1296 MHz
Per chi vuole iniziare, i 23 centimetri rappresentano probabilmente una delle opzioni più formative.
Possiamo costruire una stazione composta da:
RTX con IF;
transverter;
LNA;
PA moderato;
Yagi;
cavo low-loss.
Non serve iniziare direttamente da 24 GHz.
A 1296 MHz possiamo già imparare praticamente tutti i principi fondamentali.
Secondo passo: 2,3 o 2,4 GHz
Qui entriamo più chiaramente nella regione SHF.
Possiamo sperimentare:
parabole;
feed;
transverter;
SDR;
satelliti;
collegamenti terrestri.
Il VHF Handbook IARU Region 1 contiene un band plan specifico anche per l’area 2300–2450 MHz, ma la disponibilità è fortemente dipendente dalle allocazioni nazionali.
Ancora una volta:
verificare sempre la situazione italiana vigente prima di trasmettere.
5,7 GHz
A 5,7 GHz antenne e circuiti diventano ancora più piccoli.
Le parabole comuni sviluppano già guadagni elevati.
Le perdite del coassiale diventano invece molto severe.
La soluzione naturale è spostare gran parte dell’elettronica vicino al feed.
10 GHz
La banda dei 3 centimetri è probabilmente uno dei territori classici della sperimentazione microonde.
Qui possiamo fare:
SSB;
CW;
Q65;
rain scatter;
aircraft scatter;
tropo;
EME.
Un piccolo errore meccanico inizia a essere importante.
Ma contemporaneamente anche una parabola satellitare relativamente modesta diventa un’antenna di notevole guadagno.
24 GHz e oltre
A questo punto entriamo in un territorio sempre più sperimentale.
Le condizioni atmosferiche iniziano a influenzare molto maggiormente l’attenuazione.
Assorbimento molecolare, acqua e precipitazioni diventano sempre più importanti.
Ma è proprio qui che il radioamatore può sperimentare tecnologie vicinissime a quelle utilizzate in:
radar;
telecomunicazioni;
radioastronomia;
sensoristica industriale.
Non serve partire con una stazione perfetta
Un errore tipico consiste nel vedere le stazioni microonde più grandi e pensare:
“non potrò mai farlo”.
Non è necessario iniziare così.
Possiamo iniziare ascoltando.
Costruendo un transverter.
Ricevendo un beacon.
Provando una parabola recuperata.
Misurando un feed.
Facendo il primo QSO a pochi chilometri.
Poi 50.
Poi 100.
Poi 300.
Ogni passaggio insegna qualcosa.
Il QSO da una montagna
Una delle attività più divertenti consiste nel portare una stazione SHF in quota.
Immaginiamo:
parabola da 60 cm;
piccolo transverter;
batteria;
treppiede;
GPSDO;
laptop.
Da una cima con orizzonte libero possiamo collegare stazioni a grandi distanze con potenze sorprendentemente basse.
Qui il QRP assume un significato completamente nuovo.
Portatile alle microonde
Le dimensioni ridotte delle antenne possono diventare un vantaggio enorme.
A 144 MHz trasportare una direttiva da 5 metri è complicato.
A 10 GHz una parabola da 60 cm può offrire un guadagno eccezionale ed entrare tranquillamente nel bagagliaio.
Il problema si sposta quindi dalla dimensione dell’antenna alla precisione del sistema.
Sicurezza RF
Salendo di frequenza e utilizzando antenne estremamente direttive bisogna prestare attenzione anche all’esposizione RF.
Una parabola concentra l’energia in un fascio stretto.
Non bisogna quindi posizionare persone davanti al feed o lungo l’asse della parabola durante trasmissioni significative.
Devono naturalmente essere rispettati i limiti di esposizione previsti dalla normativa applicabile.
Perché le microonde sono una scuola straordinaria?
Perché costringono a capire veramente che cosa sta succedendo.
Non possiamo risolvere tutto aumentando la potenza.
Dobbiamo controllare:
oscillatore;
rumore;
antenna;
polarizzazione;
cavo;
connettori;
tracking;
filtri;
meccanica;
meteo.
Ogni decibel deve avere una ragione.
Dalle HF alle microonde cambia la mentalità
Sulle HF possiamo installare una long-wire, premere TUNE e iniziare a fare QSO.
Alle microonde il percorso è differente.
Dobbiamo pensare prima.
Misurare.
Calcolare.
Allineare.
Verificare.
Ed è esattamente per questo che sono così interessanti.
Conclusioni
Oltre i 430 MHz non c’è il vuoto.
C’è probabilmente uno dei territori più affascinanti dell’intero servizio di radioamatore.
A 1296 MHz iniziamo a capire che:
il cavo conta;
la stabilità conta;
il millimetro conta.
A pochi GHz impariamo:
transverter;
parabole;
feed;
LNA;
GPSDO.
A 10 GHz scopriamo:
rain scatter;
aircraft scatter;
tropo;
EME.
E salendo ancora entriamo in un mondo nel quale la radioamatorialità incontra direttamente:
fisica;
meteorologia;
astronomia;
meccanica di precisione;
tecnologie radar.
Le microonde non sono necessariamente il posto dove fare il maggior numero di QSO.
Sono il posto dove spesso impariamo di più da ogni singolo QSO.
Ed è questa la ragione migliore per provarci.
Perché quando riusciamo a collegare una stazione a centinaia di chilometri sui 10 GHz, magari sfruttando un aereo o una cella temporalesca come riflettore, il risultato non è semplicemente:
“59, grazie e 73”.
È la dimostrazione pratica che abbiamo capito abbastanza bene il nostro sistema da riuscire a controllare un segnale con una lunghezza d’onda di pochi centimetri.
Ed è difficile immaginare qualcosa di più radioamatoriale di questo.

