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Il radiantismo non è soltanto tecnologia, antenne e collegamenti a lunga distanza. È soprattutto una questione di persone, di rispetto e di valori. Ed è arrivato il momento di parlarne.

Chi mi conosce sa che sono un radioamatore da quasi 20 anni e appassionato di tecnica, sperimentazione, apparati, antenne e sistemi di comunicazione. Da sempre considero il radiantismo una straordinaria opportunità per imparare, sperimentare e confrontarsi con persone che condividono la stessa passione.

Ma da oggi vorrei che IZ1XBB.it diventasse qualcosa di più di un semplice blog tecnico.

Continuerò certamente a parlare di radio, elettronica, antenne, comunicazioni digitali, sperimentazioni e nuove tecnologie. Tuttavia, intendo dedicare uno spazio sempre maggiore anche a un aspetto del nostro mondo che, a mio avviso, viene troppo spesso trascurato: l’etica del radioamatore, i rapporti umani e il significato più profondo del radiantismo.

Perché essere radioamatori non significa soltanto avere un “pezzettino di carta” rilasciato dallo Stato e saper comunicare. Significa, o almeno dovrebbe significare, saper stare insieme!

Riusciamo a parlare con l’altra parte del mondo. Ma con chi abbiamo accanto?

C’è qualcosa di straordinariamente affascinante nel riuscire a stabilire un collegamento radio con una persona distante migliaia di chilometri.

Ci emozioniamo quando un nostro segnale, magari trasmesso con pochi watt e un’antenna autocostruita, riesce a raggiungere un altro continente. Ci entusiasmiamo davanti a un nuovo record di distanza, a un collegamento particolarmente difficile o a una tecnologia che permette di superare ostacoli che fino a qualche anno fa sembravano insormontabili.

Eppure, qualche volta, mi viene spontaneo pormi una domanda.

Com’è possibile riuscire a comunicare cordialmente con uno sconosciuto dall’altra parte del pianeta e poi non essere capaci di scambiare due parole con un collega radioamatore che si trova a pochi metri da noi?

Siamo capaci di superare montagne, oceani e distanze siderali grazie alle onde elettromagnetiche, ma talvolta sembriamo incapaci di superare un’antipatia personale, una divergenza di opinioni o una vecchia incomprensione.

È un paradosso sul quale, secondo me, dovremmo riflettere.

Perché il vero successo di un collegamento radio non dovrebbe misurarsi soltanto in chilometri, rapporti di segnale o potenza impiegata, ma anche nella capacità di costruire relazioni umane.

Il radiantismo non è soltanto una questione di apparecchiature

Negli ultimi decenni il nostro hobby è profondamente cambiato.

Un tempo l’autocostruzione rappresentava una componente fondamentale dell’attività radioamatoriale. Si studiavano schemi elettrici, si costruivano circuiti, si recuperavano componenti e si trascorrevano intere serate cercando di far funzionare un dispositivo realizzato con le proprie mani.

Oggi, senza voler generalizzare, il mercato offre soluzioni praticamente pronte all’uso.

Apparati sempre più sofisticati, accessori plug & play, antenne commerciali, interfacce digitali, software e sistemi di comunicazione che richiedono spesso pochi minuti per essere messi in funzione.

Non c’è nulla di male, naturalmente. Il progresso tecnologico è parte integrante del radiantismo e sarebbe assurdo rinnegarlo. Il Radioamatore è progressista dice il nostro codice etico.

Ma è altrettanto vero che la disponibilità di strumenti sempre più evoluti non dovrebbe farci dimenticare il valore della conoscenza, della sperimentazione e soprattutto della condivisione.

Gli autocostruttori sembrano essere sempre meno numerosi, ma non vorrei che, insieme alla voglia di costruire circuiti, stessimo perdendo anche quella di costruire rapporti umani.

Perché un radioamatore non dovrebbe essere giudicato dal costo della propria stazione, dal numero di apparati posseduti, dai diplomi conquistati o dalla complessità delle tecnologie che utilizza.

Il valore di un radioamatore si misura anche, e soprattutto, dalla disponibilità ad aiutare un principiante, dalla capacità di condividere ciò che conosce e dal rispetto che dimostra verso gli altri.

La radio è anche una scuola di vita

C’è un aspetto del radiantismo che considero particolarmente importante.

La radio ci insegna ad ascoltare.

Prima di trasmettere dobbiamo verificare che la frequenza sia libera. Durante un collegamento dobbiamo rispettare i turni di parola. Quando il segnale è debole dobbiamo avere pazienza, prestare attenzione e impegnarci per comprendere il nostro interlocutore.

Sono regole apparentemente semplici, ma contengono un insegnamento che va ben oltre l’utilizzo di un ricetrasmettitore.

Ascoltare prima di parlare. Rispettare gli altri. Avere pazienza. Aiutare chi è in difficoltà. Accettare che non tutti la pensino allo stesso modo.

Sono principi che dovrebbero accompagnarci anche quando spegniamo la radio e usciamo dalla nostra stazione.

Non possiamo considerarci eccellenti operatori soltanto perché conosciamo perfettamente le procedure operative, se poi dimentichiamo le più elementari regole della convivenza civile.

Non serve possedere una stazione da migliaia di euro per essere un buon radioamatore.

Talvolta bastano un piccolo portatile, la curiosità di imparare e, soprattutto, la disponibilità a tendere la mano a un altro appassionato.

Il vero DX? Superare le distanze tra le persone

Forse dovremmo iniziare a considerare il concetto di distanza in maniera diversa.

Nel nostro mondo, il DX rappresenta il collegamento lontano, quello difficile, quello capace di regalare soddisfazione.

Ma esistono distanze che non si misurano in chilometri.

Sono quelle create dall’orgoglio, dai pregiudizi, dalle antipatie e dall’incapacità di accettare le opinioni altrui.

Distanze che nessun amplificatore lineare, nessuna antenna direttiva e nessun sofisticato sistema digitale potranno mai superare.

Per abbatterle servono strumenti molto più semplici: educazione, umiltà, buon senso e volontà di dialogare.

Forse il collegamento più difficile non è quello con una rara stazione DX dall’altra parte del mondo.

Forse il collegamento più difficile è quello con la persona con cui abbiamo smesso di parlare, pur avendola a pochi passi da noi.

E sarebbe bello se anche il radiantismo ci aiutasse a ristabilire quel collegamento.

Perché ho deciso di parlarne su IZ1XBB.it

Questo blog continuerà a essere uno spazio dedicato alla radio e alla sperimentazione tecnica, ma voglio che diventi anche un luogo di riflessione.

Intendo scrivere di correttezza, associazionismo, rispetto, etica, libertà di opinione, responsabilità e rapporti tra radioamatori.

Lo farò esprimendo liberamente le mie idee, senza la pretesa di possedere verità assolute e senza considerare le opinioni differenti dalle mie come qualcosa da combattere.

Non mancheranno osservazioni critiche, anche pungenti, quando le riterrò necessarie. Perché credo che il confronto, purché fondato sui fatti e sul rispetto delle persone, sia indispensabile per migliorare il nostro ambiente.

Il mio obiettivo non è creare nuove divisioni, ma invitare a riflettere su quelle che già esistono.

Credo in un radiantismo nel quale un giovane possa avvicinarsi senza sentirsi giudicato, un esperto possa condividere le proprie conoscenze senza atteggiamenti di superiorità e due persone con idee completamente diverse possano comunque stringersi la mano.

Credo in un radiantismo fatto di tecnica, certamente, ma anche di amicizia, solidarietà, curiosità, collaborazione e libertà.

In conclusione: la radio deve unire

La radio è uno strumento meraviglioso.

Ha permesso a generazioni di persone di comunicare oltre i confini geografici, politici, culturali e linguistici.

Ha fatto nascere amicizie, stimolato passioni, diffuso conoscenze e avvicinato persone che probabilmente non si sarebbero mai incontrate.

Sarebbe davvero un peccato ridurre tutto questo a una semplice competizione tra apparati, antenne, potenze, diplomi e collegamenti.

Essere radioamatori dovrebbe significare appartenere a una comunità anche quando non abbiamo un microfono in mano.

Perché la radio non deve unire soltanto attraverso le radiofrequenze.

Deve essere capace di unire anche quando siamo seduti allo stesso tavolo, quando ci incontriamo per strada o quando partecipiamo a una qualsiasi riunione.

E soprattutto quando non siamo d’accordo.

Vorrei che ci ricordassimo tutti una cosa molto semplice:

Le frequenze ci permettono di raggiungere persone lontane. Il rispetto ci permette di rimanere vicini.

La radio è tecnica, scienza e sperimentazione.

Ma è anche, e soprattutto, uno straordinario strumento di vita!

73 de IZ1XBB

Pier Paolo Liuzzo